23 giugno 2008
Misurazioni della Radioattività in campioni di terra provenienti dalla Serbia
A subire gravi conseguenze dei bombardamenti della Nato in primavera del 1999 saranno soprattutto i bambini serbi: da tempo si costata in Serbia un aumento notevole dei casi di leucemia infantile e di altre forme di cancro. È assolutamente intollerabile condannare i bambini di domani, che rappresentano l’avvenire del paese, a subire malattie con gravi conseguenze, perfino mortali, dovute all’esposizione ad armi radiologicamente e chimicamente tossiche.
La responsabilità cade sulla Nato. Zeit-Fragen si oppone a questa forma di annientamento delle prossime generazioni. Le preoccupazioni della popolazione serba per la salute dei bambini ci ha indotti a far allestire uno studio di cui presentiamo i risultati.
Redazione Zeit-Fragen
Oggi dobbiamo riconoscere che tutti noi siamo colpevoli di inumanità. L’orrore di queste esperienze comuni deve servire ad incitarci a fare di tutto per dirigere la nostra volontà e le nostre speranze verso il raggiungimento di un’era nella quale non ci saranno più guerre (…).
Che la pace venga o no realizzata dipende dalla direzione verso la quale si svilupperà la mentalità degli individui e di conseguenza quella dei popoli. Ciò vale ancor di più per la nostra epoca che non per quelle passate.
Albert Schweitzer, 1954
Fonte: Frieden oder Atomkrieg, München 1984, pag. 22 e 28
(Traduzione discorso libero)
Nell’agosto 2007 Zeit-Fragen pubblicò un’analisi critica su uno studio del GFS1 sulle conseguenze dell’impiego di munizioni all’uranio per la salute dei soldati tedeschi stazionati in Kosovo e della popolazione locale2.
La critica era improntata sul carattere incompleto delle misurazioni della radioattività e sull’assenza di misurazioni sulla ripartizione degli elementi radioattivi nel terreno e nelle polveri3. Inoltre la discussione sui risultati delle misurazioni risultò insufficiente, in special modo riguardo all’incorporazione acuta e differita di uranio. Nel settembre del 2007 Zeit-Fragen mise a disposizione di esperti ricercatori due campioni di terra serba (campioni 1 e 2) con il compito di misurarne la radioattività. I risultati con le relative valutazioni sono disponibili dal febbraio 2008. Eccone alcuni estratti:
1. Nei campioni greggi (di circa 200 gr. ciascuno) con la spettrometria dei raggi gamma i valori di radioattività raggiunsero 141 Bq/Kg per l’uranio 238 e dei valori fino a 104 Bq/Kg per il torio 232 (vedi tabella 1). La catena di disintegrazione dell’uranio 238 non risulta in equilibrio. Per il campione 1 gli specialisti hanno misurato per la catena di disintegrazione dell’uranio e del torio, compreso il potassio 40, il cesio 137 ed il berillio 7, un’attività di 2430 Bq/Kg con una relazione beta/alfa di 1 (laddove non ci siano altre radioattività sconosciute oltre a quelle misurate)
2. Setacciando, lavando sedimentando e stratificando 50 gr. del campione 1, gli specialisti hanno ottenuto dei frammenti di campione con differente massa, diametro dei grani e intensità. Su questi frammenti sono stati eseguiti degli studi morfologici ed è stata misurata la radioattività di tipo alfa e beta. L’illustrazione mostra un esempio di frammenti di campione stratificato (vedi freccia) e di particoli separati.
La tabella 2 mostra valori di radioattività molto elevati (tra 7500 e 10500 Bq/Kg) e la relazione delle radioattività beta/alfa inaspettata tra 30 a 60.
3. Riassumendo costatiamo quanto segue:
• i metodi di misurazione sono riproducibili e indispensabili all’informazione per una protezione radiologica adeguata. In mancanza di tali studi fondamentali, le ricerche di spettrometria di massa hanno senso solo se si identificano tutti i nucleidi.
• In un campione di terra abbiamo costatato la presenza di radioattività ripartita in modo non omogeneo e legata in forma altamente concentrata ai nucleidi. I tassi elevati di raggi beta non possono in nessun caso provenire dall’uranio, dal torio o da altre sorgenti naturali.
• A causa dell’eterogeneità della radioattività, non si può effettuare la valutazione dei rischi biologici secondo le regole limitate della protezione radiologica. Occorre prendere in considerazione degli «hot-spots».
• Per poter determinare il tipo di radioattività e di concentrati si consiglia di effettuare, in collaborazione con diverse università, un programma di misurazioni, studiando un numero considerevole di prove di terra. Così si soddisfa il dovere di precauzione.
1 GSF – Forschungszentrum für Umwelt und Gesundheit (Centro di ricerca per l’ambiente e per la salute) Neuherberg, München
2 Lo studio porta il titolo: «Measurements of daily urinary uranium excretion in German peacekeeping personnel and residents of the Kosovo region to assess potential intakes of depleted uranium (DU)» il che significa che si è proceduto a differenti misurazioni del tasso di uranio nell’urina dei soldati e della popolazione. Autori: U. Oeh, N. D. Priest, P. Roth, K. V. Ragnarsdottir, W. B. Li, V. Höllriegl, M. F. Thirlwall, B. Michalke, A. Giussani, P. Schramel und H. G. Paretzke. Fonte: ScienceDirect, 381 (2007) 77–87
3 «Kritik an neuerer Untersuchung zu den gesundheitlichen Folgen von DU-Belastung» (Critica ad una nuova ricerca sulle conseguenze per la salute, dell’esposizione all’uranio impoverito), Zeit-Fragen Nr. 31, 6.8.2007
2 maggio 2008
Dipl. Ing. H.W. Gabriel
Dr. D. Schalch
(Traduzione discorso libero)
Frazioni di campioni di materiale stratificato (vedi freccia) e particoli separati


Il diritto umanitario internazionale vieta l’uso di armi che non fanno distinzione tra soldati e civili e che causano sofferenze inutili
L’articolo 78 della perizia legale della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia con il titolo «Valutazione giuridica della minaccia con armi atomiche o dell’impiego delle stesse» cita: «I principi di primaria importanza contenuti nei testi del diritto umanitario internazionale sono i seguenti: il primo consiste nella protezione della popolazione e delle installazioni civili e distingue i combattenti dai non combattenti. Agli Stati non è permesso attaccare persone civili e di conseguenza non possono mai usare armi che non fanno la distinzione fra obiettivi civili e obiettivi militari. Il secondo principio proibisce di causare inutili sofferenze ai combattenti. È perciò proibito usare armi che causano e aggravano tali sofferenze. Con l’applicazione di questo secondo principio gli Stati non hanno perciò un diritto illimitato nella scelta delle armi utilizzate.
In relazione a questi principi la Corte di giustizia si riferisce pure alla ‹clausola Martens›, enunciata per la prima volta nella II Convenzione dell’Aia sulle leggi e le usanze di guerre terrestri del 1899 e che si è manifestata quale mezzo efficace per affrontare la questione della rapida evoluzione della tecnologia militare. Una versione moderna di questa clausola si trova nell’articolo 1, paragrafo 2 del I protocollo addizionale del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949 sulla protezione delle vittime di conflitti armati internazionali. Eccone il testo: ‹Nei casi non previsti dal seguente protocollo e da altri accordi internazionali, le persone civili ed i combattenti restano sotto la protezione e sotto i limiti di validità dei principi dei diritti abitudinari delle genti, dei principi umani e delle esigenze della coscienza pubblica.›
Conformemente ai principi visti sopra il diritto umanitario internazionale ha proibito già in tempi molto remoti l’impiego di certuni tipi di armi per il fatto che non erano in grado di fare la distinzione tra combattenti e civili e perchè causavano sofferenze inutili tra i combattenti, sofferenze cioè superiori a quelle necessarie per il raggiungimento dell’obiettivo militare.»
Fonte: Francis A. Boyle, The Criminality of -Nuclear Deterrence, Atlanta 2002, pag.186f.
(Traduzione discorso libero)
Conseguenze letali delle munizioni all’uranio
Nella zona frontaliera tedesco-belga la popolazione è allarmata
Intervista con il cineasta tedesco Frieder Wagner sul suo film «Todesstaub - Dokumentation eines Kriegsverbrechens» (Polvere mortale – documentazione di un crimine di guerra)
Il regista, camerman e scrittore di Cologna Frieder Wagner è stato insignito nel 2004 del premio televisivo dell’UE per il suo film «Der Arzt und die Kinder von Basra» (Il medico e i bambini di Basra). Grazie all’iniziativa dell’«Aktionskomitee gegen den Krieg» (Comitato d’azione contro la guerra) e di «Miteinander teilen» (Spartire assieme) è stato presentato nella casa parrocchiale di Weynertz il film «Todesstaub» ossia la versione cinemetografica del documentario televisivo sopra menzionato.
Il film si occupa del crimine di -guerra rappresentato dalle armi all’uranio e di come queste terribili armi conducano l’uomo nell’abisso. Si tratta di uno dei numerosi documentari investigativi che il cineasta tedesco ha realizzato in collaborazione con ARD, ZDF, WDR e ARTE. «Le armi all’uranio sono realtà quotidiane delle guerre di oggi e i media tacciono» afferma il sessantacinquenne Frieder Wagner, che è già stato insignito del premio Grimmer. Egli ha accompagnato più volte il famoso epidemiologo tedesco dott. Siegwart-Horst Günther nell’Iraq e nel Kosovo. La rivista «Grenz Echo» ha intervistato Frieder Wagner sul suo film «Polvere mortale – documentazione di un crimine di guerra».
Signor Wagner, gli abitanti della regione frontaliera tedesco-belga sono molto preoccupati per gli esperimenti effettuati da ditte private di munizioni, come ad esempio dalla ditta americano-belga Mecar. Capisce tali preoccupazioni, le trova giustificate?
Sicuro che le capisco e sono sicuro che sono giustificate. Un esempio dagli USA: nel 1979 nelle fabbriche di armi National Leads Industries nei pressi di Albany, nello Stato di New York, a causa di un’esplosione è fuoriuscito dell’uranio impoverito. Infatti in questa fabbrica venivano prodotte armi all’uranio. Poco più tardi il fisico dott. Leonard Dietz ha scoperto nei filtri d’aria del suo laboratorio, situato a più di 26 miglia (40 Km) dalle fabbriche, 386 gr. di polvere di uranio impoverito. Questa scoperta condusse all’immediata chiusura della fabbrica di armi americana e indusse il Governo degli USA a far decontaminare per una somma di 120 milioni di Euro tutti gli edifici sospetti. Come si vede già a quell’epoca il Governo americano era consapevole del pericolo mortale rappresentato dalla polvere uscita dalla fabbrica.
Da parte della ditta Mecar e degli ambienti militari si continua ad affermare che in Elsenborn non sono state impiegate munizioni all’uranio, anche se si conferma l’uso di munizioni al wolframio. Sono credibili queste affermazioni?
Io personalmente per esperienza non crederei a queste affermazioni. Allorquando i militari americani, nella guerra del Golfo del 1991, impiegarono per la prima volta munizioni all’uranio e fu espresso il dubbio che queste armi fossero prodotte con uranio impoverito radioattivo, essi negarono tutto. Hanno continuato a negare anche quando il medico e scienziato tedesco prof. Siegwart-Horst Günther fece esaminare in Germania uno di questi proiettili ed un tribunale tedesco confermò che era costituito da uranio impoverito, era cioè radioattivo e, quale metallo pesante, altamente tossico. Solo nella guerra in Bosnia nel 1995 gli alleati hanno ammesso che i proiettili e le bombe impiegati contenevano uranio impoverito, cosa secondo loro assolutamente innocua! Rinomati scienziati, fra loro anche scienziati militari americani, hanno però dimostrato a più riprese che l’uranio impoverito, come anche il volframio, se assorbiti dal corpo attraverso le vie respiratorie o tramite derrate alimentari, possono provocare cancro e leucemia.
Le associazioni dei medici condotti della regione, in modo particolare dell’Eifel, costatano come il tasso di cancro sia già superiore alla media e come la frequenza di cancro abbia raggiunto un livello preoccupante. I medici temono un aumento cospicuo dei rischi a causa di simili esperimenti. Condivide le preoccupazioni dei medici?
Queste preoccupazioni sono assolutamente giustificate. Ecco un altro esempio in proposito: in prossimità della località bavarese di Schrobenhausen il Gruppo MBB, a partire dall’inizio degli anni settanta, ha effettuato per 17 anni esperimenti con munizioni all’uranio. Già dopo pochi anni una pediatra del posto notò che i casi di neonati colpiti da leucemia erano cresciuti molto in fretta e diede l’allarme. La dottoressa temeva con ragione una correlazione tra l’aumento del tasso e gli esperimenti. Durante molti anni ci furono proteste e processi. Infine l’area dedicata agli esperimenti fu chiusa e MBB fece asportare la terra per una profondità di 40 cm. Ben presto il tasso di leucemia si ridusse.
Nonostante argomenti concreti e analisi fondate delle istanze politiche, delle autorità e di associazioni, da parte delle autorità vallone della pianificazione del territorio è stato dato alla ditta Mecar un permesso di costruzione e di gestione. Manca solo la decisione del ministro competente. C’è una probabilità di vittoria da parte degli abitanti o di un movimento popolare contro una fabbrica privata di armi? Non si tratta di una causa già persa in partenza?
No, una battaglia del genere non è mai persa in partenza. I cittadini devono convincere il ministro interessato con argomenti validi e scientifici. Importante per esempio è il seguente argomento: non importa se Mecar usa uranio o volframio, in quanto è dimostrato scientificamente che ambedue i metalli pesanti provocano il cancro. Se colpiscono un bersaglio blindato ambedue i metalli bruciano a temperature fino a 5000° celsius e si trasformano in nanoparticoli ceramizzati cento volte più piccoli di un globulo rosso. Se questi particoli ad esempio vengono inspirati, possono penetrare nel sangue ed essere trasportati in qualsiasi posto dell’organismo, anche nel feto, nel cervello, nello sperma e negli ovuli. Già sappiamo cosa provoca l’uranio impoverito: il collasso del sistema immunitario, cancro, leucemia, modifica del codice genetico per l’uomo e per gli animali con conseguenti malformazioni alla nascita. Pure il tungsteno provoca cancri e leucemie. Secondo il prof. Lengfelder, noto radiobiologista, l’organismo è impotente contro i nanoparticoli che provocano cancri e leucemie. Al momento della creazione non era pensabile che un giorno essi sarebbero esistiti. Così per il bene dei nostri figli e nipoti dobbiamo impedire o proibire l’uso di queste armi, altrimenti presto o tardi distruggeremo noi stessi. Allorquando negli anni 1960-1970 le grandi potenze si misero d’accordo di mettere fine agli esperimenti atomici all’aperto, i tassi di leucemia infantile si ridussero su tutto il pianeta. Oggi, dopo l’utilizzo di munizioni all’uranio in Iraq, Bosnia, Kosovo e Afghanistan sono di nuovo in aumento in modo preoccupante.
Gli abitanti della regione si inquietano per il fatto che non si conosce la composizione chimica e l’effetto sulla salute e sull’ambiente delle munizioni usate. Qual è la causa della scarsità d’informazione da parte delle -fabbriche di armi e degli ambienti militari?
Hanno ragione d’inquietarsi. Il silenzio delle ditte produttrici di armi e dei militari risulta sicuramente da un’informazione resa pubblica alcuni mesi fa dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute), che dai media più importanti non fu ripresa. In una conferenza stampa comune, l’OMS e l’AIEA hanno fatto sapere che nel 2005 7,6 milioni di persone in tutto il mondo sono morte di cancro e che fino al 2020 questa cifra sarà duplicata, passando a 15 milioni. In seguito potrebbe raggiungere 84 milioni all’anno. Dalle spiegazioni date la causa di questi aumenti non era chiaramente deducibile. E aggiungo questo: è stato necessario attendere 60 anni per rendere obbligatorio su ogni pacchetto di sigarette l’avvertimento «fumare può uccidere». Con le armi all’uranio non possiamo attendere così a lungo e non attenderemo.
Su domanda del Ministero della Difesa la ditta AGEKO Environmental Consulting nel luglio 2007 ha effettuato l’esame del terreno di due zone di tiro utilizzate da Mecar. La spettrometria gamma e l’analisi ICRP (International Commission on Radiological Protection) non avrebbero rilevato che delle deboli concentrazioni di uranio 238 (tra 18 e 35 Bq/Kg) che non dovrebbero avere effetti negativi sull’organismo umano. È anche lei della stessa opinione?
Niente affatto, e neppure la maggior parte degli scienziati neutrali, poiché qui si cerca di confondere le idee dell’opinione pubblica. Le analisi come quelle effettuate dall’ICRP si basano su un metodo sbagliato. Esse misurano la radioattività che resta sul terreno e sui mezzi blindati colpiti, che effettivamente è debole e quasi senza pericolo, poiché le radiazioni dell’uranio 238 possono essere interrotte con un semplice foglio di carta. Bisogna però considerare cosa succede inspirando per esempio dei nanoparticoli ceramizzati. Infatti quando un bersaglio viene colpito da munizioni all’uranio, milioni di particoli di dimensioni nanometriche si spargono nell’atmosfera. Se dopo l’inspirazione si fissano per esempio nei polmoni, continuano come raggi di sole ad irradiare le cellule vicine, che non sono protette da nessun foglio di carta. Il metodo ICRP che la ditta AGEKO ha impiegato, è giudicato oggi dalla Nato e dall’«Organizzazione francese per la protezione dalla radioattività» come assolutamente inappropriato. È ciò che dovreste dire anche al vostro ministro. Se autorizza Mecar, sarà responsabile per molti morti di cancro. Non vorrei essere nella sua pelle. Dovrà perciò negare l’autorizzazione a MECAR, se no lo Stato belga un giorno dovrà spendere dei miliardi di Euro per il risarcimento dei danni. Io non vorrei entrare nella storia quale tale ministro.
Fonte: www.netecho.info, 26.4.2008
(Traduzione discorso libero)