Misurazione della radioattività su campioni di terra provenienti dalla Serbia, parte 2
Un tribunale fiorentino ha condannato il ministero della Difesa italiano a versare una somma quale risarcimento dei danni ad un soldato ammalatosi in Somalia in seguito alla contaminazione provocata da materiale radioattivo all’uranio. Il verdetto dei giudici si basa su una perizia medico-legale che risulta da documenti messi a disposizione del tribunale dal deputato socialista Falco Accame. Questi è presidente dell’associazione Anavafaf che si occupa in modo efficiente di problemi incontrati da soldati in servizio. Falco Accame fin da principio non era d’accordo con le menzogne sull’innocuità delle armi all’uranio usate dalla Nato. Già nel 1982, dopo la guerra di Israele contro il Libano, Accame era stato testimone delle sofferenze dei soldati che si erano ammalati dopo l’uso di tali armi.
L’argomento decisivo che ha portato al successo della domanda di risarcimento di danni in questo processo civile è stato il fatto che il ministero della Difesa non aveva munito i soldati di un equipaggiamento di protezione contro le armi NBC, né in Somalia nel 1993, né nella guerra dei Balcani, benché fosse al corrente delle direttive americane concernenti il comportamento corretto al cospetto di armi all’uranio.
Ecco cosa si legge in documenti ufficiali
«The main hazard associated with depleted uranium is the harmful effect the material could have if it enters the body. If particles are inhaled or digested they can be chemically toxic and cause a significant and long lasting irradiation of internal tissue.» («Il pericolo principale legato all’uranio impoverito consiste nei danni che la sostanza potrebbe provocare entrando nell’organismo. Se le particelle vengono inspirate o ingerite possono essere chimicamente tossiche e provocare una notevole e durevole irradiazione dei tessuti interni.»)
Sorgente: documento del 20.12.1984, AWS 330, firmato Robert Beard, States assistant secretary general for defense support 1984–87.
In un rapporto di ricerche del 1977/78 sull’uso di armi all’uranio condotte dall’Airforce Armament Laboratory, Eglin Airforce Base Florida, si promette di mettere a disposizione i risultati ottenuti per proteggere i soldati che effettuano esperimenti con questo tipo di armi o che le usano in combattimento.
Un memorandum del 1993 dice inequivocabilmente che «when soldiers inhale or ingest DU dust, they incur a potential increase in cancer risk» («allorquando i soldati inalano o ingeriscono polvere di uranio impoverito, si espongono ad un aumento possibile del rischio di cancro.»)
Sorgente: Departement of the Army, Office of the _Surgeon General, 5109 Leesburg Pike, Falls Church VA. Memorandum for headquarters U.S. Army _Chemical School. ATTN: ATZN-CM-N, _Fort McClellan, AL 36205, Subject: depleted _uranium (DU) safety training, 16/8/1993
Questi documenti provano che l’Italia, e probabilmente tutti gli altri Stati membri dell’Nato, al momento dell’impiego di tonnellate e tonnellate di questo tipo di armi nei Balcani, hanno agito in completa conoscenza di causa.
Zeit-Fragen all’inizio dell’anno scorso aveva pregato due esperti in materia di effettuare un esame approfondito su campioni di terreno provenienti dalla Serbia. Nel giugno 2008 ne sono stati pubblicati i risultati. Essi sono impressionanti. Ora, dopo l’esame di fattori supplementari e di nuove prove di terreno, risulta chiaro che il termine di uranio impoverito è ingannevole.
Il 9.2.2009 Zeit-Fragen, con il titolo «Kleines Hiroshima - für das sich niemand interessiert» («Un piccolo Hiroshima - al quale nessuno si interessa»), ha pubblicato ricerche dell’esperta serba Mirjana Andjelkovic-Lukic sui bombardamenti serbi del 1999. L’ipotesi che i danni siano stati provocati da «piccole bombe di tipo Hiroshima» é interamente confermata dai risultati delle misurazioni effettuate dai due esperti nucleari tedeschi. Dopo un lavoro durato diversi anni sono riusciti a mettere a punto metodi di misurazione «solidi» per scoprire i residui di esplosioni nucleari di piccole dimensioni.
Redazione Zeit-Fragen (Traduzione Discorso libero)
Gammaspettrometria, esame di mutamenti delle relazioni naturali degli isotopi, energia dei raggi beta
Su un campione con un’alta attività di raggi beta si è inoltre riusciti a determinare la portata massima delle radiazioni nell’alluminio, rispettivamente l’energia massima e l’attribuzione a isotopi.
1. Gammaspettrometria
I risultati sui 4 nuovi campioni (NS-15, NS-40, Pa-290g, Av-370g) sono riassunti nella
tabella 1.
Il campione Av-370g risalta in modo particolare per le seguenti ragioni:
- la relazione uranio 238/235 è un indizio per la presenza di uranio impoverito;
- rispetto ad altri campioni le concentrazioni di uranio, torio e potassio 40 sono elevate. 2976 Bq/kg corrispondono (a condizioni naturali degli isotopi) ad un contenuto di potassio insolitamente alto di 9,5% del peso.
2. Mutamento delle relazioni naturali degli isotopi
L’alta concentrazione di attività del potassio 40 portò al sospetto di un mutamento della composizione degli isotopi causata da irradiazioni (potassio naturale: K 39/93,94%, K 40/0,0117%, K 41/6,73%). L’effetto di un mutamento può essere stabilito per mezzo della determinazione della concentrazione totale del potassio con metodi tecnico-chimici e per mezzo della determinazione della quota di potassio 40 con la gammaspettrometria.
La tabella 2 mostra i rispettivi risultati di tre campioni provenienti dalla Serbia e di un campione comparativo proveniente da un paese lontano dalla Serbia.
I campioni serbi mostrano un aumento significante della concentrazione di potassio 40, i cui fattori variano da 7 a 132. Tali mutamenti, per esempio nella reazione nucleare Ca 40 (n,p) K 40, si riscontrano solo quando la fluidità integrale dei neutroni è simile a quella di esplosioni nucleari.
3. Energia massima dei raggi beta
L’energia massima degli elementi sconosciuti emananti esclusivamente raggi beta è stata determinata per mezzo della portata degli elettroni nell’alluminio.
Diminuzioni consistenti delle curve di assorbimento si riscontrano tra i valori di 30 mg/cm2 (0,156 MeV) e di 180 mg/cm2 (0,55 MeV). Queste energie si possono attribuire al carbonio 14 e al berillio 10. Ambo gli isotopi risultano per esempio da reazioni-(n,p) dell’azoto, rispettivamente del boro 10.
Raggi beta con energia superiore a 0,15 MeV possono provocare radiazioni monocromatiche Cerenkov (di colore blu) nell’acqua. Tali radiazioni nel 1999 sono state osservate in acque della Serbia. In simili casi ci troviamo di fronte ad un’alta esposizione alle radiazioni.
4. Conclusioni dal punto di vista della protezione contro le radiazioni
La concentrazione di raggi negli esseri umani è determinata fino ad oggi soprattutto dal potassio 40. Essa si aggira sui 0,2 mSv/a. Se la concentrazione di potassio 40 aumenta del fattore 100 si aggiungerebbero valori (20 mSv/a!) di livello molto dubbioso. Il potassio adempie ad importanti funzioni nel corpo umano.
Anche nel carbonio deve essersi verificato uno spostamento delle relazioni fra gli isotopi a favore dell’isotopo radioattivo di carbonio 14. Un conseguente aumento della concentrazione delle radiazioni può essere giudicato solo quando saranno state effettuate misurazioni C 14 specifiche, per esempio sugli anelli annuali degli alberi.
Appendice:
tabella 1 gammaspettrometria, seconda serie, Serbia
tabella 2 mutamento della composizione degli isotopi di potassio nei campioni di terra
Dipl. Ing. H. W. Gabriel
Dr. D. Schalch
