Affare Crypto: Neutralità a rischio?

L’ex ambasciatore Paul Widmer classifica gli eventi dal punto di vista della politica di neutralità

mw. La Crypto AG di Zugo è improvvisamente in tutti i media. I servizi segreti esteri (CIA, BND) avevano venduto dispositivi di cifratura manipolati tramite la ditta svizzera, e sembra che la Crypto AG appartenesse pure a dei servizi segreti per un certo tempo. Lo ha riferito la televisione svizzera SRF il 12 febbraio 2020 nella sua trasmissione «Rundschau». Per la Svizzera neutrale è importante sapere se e quali politici svizzeri fossero a conoscenza dell’operazione di spionaggio. Diversi media fanno a gara con speculazioni su questa e su altre questioni riguardanti la vicenda Crypto. Secondo il comunicato stampa del 14 febbraio, il Consiglio federale era già stato informato del caso in novembre e recentemente ha avviato un’inchiesta per chiarire i fatti, alcuni dei quali risalgono a molto tempo fa. I risultati sono attesi per giugno.1

Nel «Tagesgespräch» del 14 febbraio su Radio SRF 4 News, l’ambasciatore di lunga data Paul Widmer classifica la questione dal punto di vista della politica di neutralità e si pronuncia pure su come proseguire in modo ragionevole con l’affare. Proponiamo di seguito alcune affermazioni chiave di questa conversazione.

 

Dovremmo analizzare la questione con coraggio, freddezza e sobrietà»

Paul Widmer: «La neutralità è la linea guida più importante della politica estera svizzera ed è sostenuta dalla stragrande maggioranza degli svizzeri. È quindi naturale essere preoccupati quando si sente una notizia del genere. D’altro canto, non condivido l’opinione che la neutralità svizzera sia stata ‹seriamente danneggiata›. Dovremmo analizzare la questione con coraggio, freddezza e sobrietà». – «Una cosa del genere deve essere analizzata, poiché ha a che fare con il cuore della nostra neutralità».

Anche al Congresso di Vienna, decifrare dei codici era all’ordine del giorno

Secondo Paul Widmer, il caso della Crypto AG è un caso importante in Svizzera, ma non è un problema all’estero. «L’‹International New York Times› non ha ancora pubblicato una sola frase a tal riguardo, mentre il «Washington Post» – che, insieme a ZDF e SRF, ha sollevato la questione – nel suo titolo di testa afferma che la CIA è stata in grado di ascoltare decine di messaggi codificati, e questa è la grande novità. Il fatto che si tratta di un’azienda svizzera viene solo al secondo posto». Il governo svizzero è stato menzionato solo in una piccola nota dove si apprende che ha ordinato un’indagine. Il fatto che i governi cerchino di ottenere informazioni con tutti i mezzi possibili non è una novità. Anche lo statista austriaco Metternich si è vantato al Congresso di Vienna di aver decifrato ottanta codici dei servizi segreti.

Una volta, in qualità di ambasciatore, Widmer aveva chiesto a un membro dei servizi segreti federali se doveva aspettarsi che le sue conversazioni all’ambasciata svizzera venissero intercettate. Paul Widmer: «La risposta è stata: con il cento per cento di sicurezza».

Alla domanda dell’intervistatore se Paul Widmer, in qualità di ambasciatore, comunicasse anche in forma cifrata, egli ha spiegato che di tanto in tanto aveva usato un cifrario, ma molto raramente. Oggi la comunicazione avviene principalmente tramite e-mail, a volte cifrate, o tradizionalmente tramite lettere trasportate da un paese all’altro in una valigia diplomatica.

Domande sull’indagine

Sono già state menzionate diverse opzioni per indagare sul caso. Il Consiglio federale ne ha incaricato l’ex giudice federale Niklaus Oberholzer. Quale strumento sarebbe più adatto? «Il modo migliore è certamente quello di non avere troppi doppioni. Logicamente, la commissione della gestione dovrebbe occuparsene.» [La commissione della gestione del Parlamento federale controlla le attività dei servizi di sicurezza e d’informazione dello Stato.2] Perché, secondo Paul Widmer, c’è il pericolo che diversi organi investigativi non giungano esattamente alle stesse conclusioni. «Questo non servirebbe a chiarire la situazione, se si vuole ottenere un buon risultato». Per quanto riguarda la domanda di Marc Lehmann della SRF, se il Consiglio federale non dovrebbe comunicare i suoi passi al pubblico invece di limitarsi a indicare il rapporto previsto per giugno: «Sarebbe davvero una buona idea? Diamo piuttosto agli organi incaricati di questo compito il tempo e l’opportunità di fare bene il loro lavoro. Una volta disponibili i risultati, il Consiglio federale dovrebbe rendere pubbliche le conclusioni che la Svizzera deve trarre da questi risultati.»

Lehmann: «L’obiettivo dei chiarimenti attuali dovrebbe essere quello di dissipare ogni dubbio sulla credibilità della Svizzera come mediatore. In concreto, la Svizzera fa parte di diverse azioni diplomatiche, ad esempio con i servizi postali tra Washington e Teheran, che non hanno relazioni diplomatiche tra di loro. Se l’Iran, che ha utilizzato anche sistemi di criptaggio della Crypto AG, dovesse concludere che non ci si può più fidare della Svizzera, ci potrebbero essere conseguenze?»

Widmer: «Dobbiamo fare in modo che una cosa del genere non si ripeta, ma non dobbiamo dimenticare: Crypto non è una società dello Stato svizzero, ma una società privata con sede in Svizzera. [...] [messa in rilievo mw]» Lehmann: «Ma con il ‹Made in Switzerland› si beneficia già dell’idea di neutralità». Widmer: «Sì, si tratta evidentemente di un abuso che dobbiamo chiarire». – «La cosa migliore è perseguire una politica della quale possiamo assumere la responsabilità».

Nessun attivismo esterno

Alla domanda dell’intervistatore se la Svizzera debba rivolgersi a quei governi che potrebbero sentirsi coinvolti, ad esempio nel quadro di colloqui privati in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Paul Widmer risponde: «Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco non dobbiamo di certo entrare in azione. È il luogo in cui si incontrano i professionisti che non sono sorpresi da ciò che è successo. Quello che dobbiamo fare invece, sono misure di politica interna: non vogliamo che nel nostro Paese accadano cose del genere. Verso l’esterno consiglierei la calma, non l’attivismo. Per quanto ne so, nessun Stato ha protestato.

Vogliamo che la nostra neutralità abbia una buona reputazione. La cosa più importante non è il buon funzionamento dei servizi segreti, la cosa più importante è una buona reputazione del nostro Paese e della sua della politica estera. Tutta questa vicenda è sicuramente dannosa, ma ripeto, non esageriamo, ma consideriamo il nostro Paese nel contesto globale delle relazioni internazionali, dove al momento le priorità sono altre.»

Un Consigliere federale o l’intero Consiglio federale ne sapeva qualcosa?

Chi sapeva cosa? L’attenzione si concentra sull’ex consigliere federale Kaspar Villiger, ministro della difesa negli anni Novanta. Secondo l’intervistatore, sarebbe stato a conoscenza dell’identità dei proprietari della Crypto AG, che forniva i suoi dispositivi di criptaggio in tutto il mondo. Non ha senso speculare su questo, dice Paul Widmer. Molto più importante è un’altra questione: «Dobbiamo determinare esattamente se un consigliere federale sapeva qualcosa o se era il governo svizzero al completo a sapere qualcosa, perché il nostro governo è composto da sette consiglieri federali, non da uno solo. Se uno era al corrente, ma non ha informato il Consiglio federale nel suo insieme, come organo collegiale, allora le cose cambiano.»

Con un esempio della prima guerra mondiale, l’ambasciatore Widmer spiega che l’intero Consiglio federale, ossia la Confederazione, è vincolato dal principio di neutralità. Così, un solo consigliere federale (l’allora ministro degli esteri Arthur Hoffmann) ha dovuto dimettersi a testa alta perché voleva mediare una pace separata tra Germania e Russia (che era alleata con Francia e Gran Bretagna) in segreto e all’insaputa dell’insieme del Consiglio federale. Quando questo è venuto alla luce, le due potenze occidentali hanno protestato, perché violava la neutralità. Il Consiglio federale ha poi preso le distanze da Hoffmann, che ha dovuto dimettersi immediatamente. «La reazione è interessante: il ministro degli esteri britannico, Sir Balfour, disse all’inviato svizzero: con le dimissioni di Hoffmann e le distanze prese dal Consiglio federale, la Svizzera ha fatto ciò che doveva fare; per quanto ci riguarda, il caso è chiuso».

Continuiamo a riflettere su cos’è e cosa
dovrebbe essere la nostra neutralità

«Spero vivamente che tutta questa vicenda ci porti a riflettere di più su ciò che la nostra neutralità è e dovrebbe essere. Siamo uno dei pochissimi Paesi al mondo ad avere una neutralità riconosciuta a livello internazionale. Grazie a questo siamo stati in grado di condurre una politica estera di successo. Penso che dovremmo ricordare che questo comporti per noi un certo obbligo, cosa che vale sia per la sinistra che per la destra.

Per la destra vale quanto segue: anche se lo statuto della neutralità ci permette giuridicamente di esportare armi ovunque, anche se non è lo Stato a farlo, non possiamo permetterci di esportare armi, ad esempio, verso i paesi in guerra in Medio Oriente, perché questo genere di eccezione è in contraddizione con la politica di neutralità. Per la sinistra: non è nostro compito dare lezioni a tutto il mondo. Credo che dobbiamo ricordarci che il nostro compito è un altro, ovvero mantenere le relazioni internazionali in situazioni difficili il più fluide possibile. Ad esempio, la chiusura dell’ambasciata svizzera in Siria, solo perché non siamo d’accordo con la politica di quel paese, è un errore. Anche se siamo giustamente in disaccordo, dobbiamo mantenere l’ambasciata perché siamo un Paese neutrale. Questo ci permette di fornire migliori servizi, anche per il Comitato internazionale della Croce Rossa CICR e le per altre organizzazioni umanitarie sul campo, che hanno bisogno di un’infrastruttura.»      •

1  Colloqui Von Wattenwyl del 14 febbraio 2020, comunicato stampa del Consiglio federale del 14/02/20
2 www.parlamento.ch/it/organi/delegazioni/delegezionedigestione

Fonte: Lehmann, Marc. Die Crypto-Aff.re und der Ruf der Schweiz: Paul Widmer ordnet ein. Trasmissione «Tagesgespräch» del 14/02/20 con l’ex ambasciatore Paul Widmer, Radio SRF 4 News.

(Traduzione Discorso libero)

Il dottor Phil. Paul Widmer è storico, filosofo e politologo. Dal 1977 ha lavorato nel servizio diplomatico della Svizzera, anche come ambasciatore a Berlino, in Croazia, a New York e presso la Santa Sede. Dal 2007 al 2011 è stato il rappresentante permanente della Svizzera presso il Consiglio d‘Europa a Strasburgo. Dal 2011 è docente di relazioni internazionali presso la Scuola di economia e scienze politiche dell‘Università di San Gallo.

 

 

L’affare Crypto: il clamore mediatico su Peter Regli non porta a nulla

mw. Peter Regli è stato a capo dei servizi segreti svizzeri dal 1991 al 1999, dopodiché è stato vittima di intimidazioni – come si è poi scoperto, senza alcun fondamento oggettivo.

È logico che oggi i media svizzeri si gettino su Regli: era a conoscenza del background dei servizi segreti della Crypto AG? Così si legge: «L’ex capo dei servizi segreti Peter Regli rompe il suo silenzio»1 o anche: «Affare Crypto senza fine. Ora l’ex capo dei servizi d’informazione vuole vuotare il sacco»2.

Cosa ha detto veramente Peter Regli? «Se vengo chiamato dalla Commissione della gestione (CDG), sono disposto a collaborare. Ho grande fiducia nel lavoro del CDG.»3 Regli dimostra così come si trattano simili casi in Svizzera: secondo le regole dello Stato di diritto. O come disse l’ambasciatore Paul Widmer: «con coraggio, freddezza e sobrietà».

1  Honegger, Lorenz. CH Media online del 21.2.2020
2  Raaflaub Christian. «Heute in der Schweiz». Swissinfo.ch del 21.2.2020
3  Honegger, Lorenz. CH Media online del 21.2.2020

(Traduzione Discorso libero)

 

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