Come possiamo rafforzare il principio di milizia in Svizzera?

del dott. René Roca, Istituto di ricerca sulla democrazia diretta

L’«Anno della milizia», lanciato dall’Associazione dei comuni svizzeri (ACM), ha nuovamente sensibilizzato la popolazione svizzera sull’idea della «milizia». Ma in cosa consiste in realtà il principio della milizia? In Svizzera ha una lunga storia e nel corso del tempo è stato ancorato in ogni settore della società e, grazie alla sua importanza per il bene comune e la democrazia diretta, è diventato un fondamento centrale del sistema statale. La definizione di «milizia» deve essere considerata in senso ampio. In effetti, l’idea di milizia implica molto di più di ciò che s’intende comunemente per «volontariato» o «lavoro volontario», essa definisce anche l’identità repubblicana di ogni cittadino svizzero.

Grazie al politologo bernese Markus Freitag e al suo gruppo di ricerca, è disponibile uno studio empirico sulla situazione del lavoro di milizia in Svizzera.1 Lo studio è dedicato ai membri della milizia dell’esecutivo, del legi-slativo e delle commissioni di una selezione di comuni svizzeri; sono esclusi i vigili del fuoco e il lavoro nelle associazioni e nel vicinato che, senza dubbio, fanno parte anch’essi del lavoro di milizia. Tuttavia, Freitag ha voluto limitare il suo studio alla sfera politica e presenta cifre impressionanti: «In modo quasi incomparabile, ai cittadini di questo paese vengono offerte numerose opportunità di partecipare agli organi decisionali politici e alle commissioni di realizzazione della volontà politica. Se ipotizziamo, ad esempio, che negli uffici comunali esecutivi, legislativi e commissioni lavorino 100’000 persone, è probabile che un elettore svizzero su 50 sia coinvolto nella politica locale».2
Va notato che un gran numero di persone è ancora coinvolto nel lavoro miliziano, ma non di rado in tutti i settori della milizia mancano nuove leve. Ciò rende il principio stesso sempre più fragile. Che fare?

Sensibilizzare i cittadini sulla loro responsabilità

È importante che il principio della milizia, nel senso lato del termine, sia reintrodotto nel campo dell’educazione e della formazione. La globalizzazione e l’individualismo che l’accompagnano hanno già gravato pesantemente sulla cultura politica svizzera. Oltre ai diritti delle singole persone, dovrebbero essere sottolineati più decisamente i doveri, come recita anche la Costituzione federale all›articolo 6: «Ognuno assume le proprie responsabilità e contribuisce secondo le proprie forze alla realizzazione dei compiti dello Stato e della Società.»3
Gottfried Keller (1819–1890), poeta e uomo politico svizzero, nelle sue annotazioni del 1848 si esprime in modo un po’ più drastico. Tuttavia, egli era pienamente consapevole dell’importanza del principio della milizia per la sopravvivenza dello Stato federale, fondato nello stesso anno: «Ma guai a chi non lega il suo destino a quello della comunità pubblica, perché non solo non troverà pace, ma perderà il suo sostegno interiore e sarà esposto al disprezzo del popolo».4

Dopotutto, secondo uno studio del 2017, circa i tre quarti della popolazione manife-stano il loro orgoglio per il sistema di milizia svizzero.5 Ma per garantire il mantenimento di questo prezioso sistema sono necessarie misure concrete. Spesso vengono proposte idee di riforma poco adatte, come ad esempio una migliore remunerazione per attività di milizia. Sarebbe invece importante sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del lavoro di milizia – per il bene comune e per lo sviluppo della propria personalità – e di farlo conoscere nell’ambito dell’educazione e della scuola. (Un prezioso contributo in tal senso è dato dall’opuscolo «Il mio Comune, la mia casa» dell’Associazione dei comuni svizzeri).
Lo storico e letterato svizzero Georg Thürer (1908-2000) riassume in modo appropriato la sostanza intramontabile dell’idea della milizia in un discorso tenuto nel 1968 ai giovani cittadini glaronesi:
«Una delle ore più importanti nella vita di un giovane è quindi quella in cui ci si rende conto del fatto che come giovani liberi non solo ci si è liberati da qualcosa, cioè dall’obbedienza precedente, ma anche liberi per qualcosa, cioè per il servizio a favore del prossimo. Se lo si riconosce e ci si impegna in tal senso, ne risulta certamente ‹un giusto profitto per la propria vita›. [...] Giovani cittadine e cittadini, rallegratevi tutti di poter partecipare alla vita civile. Appartenete alla generazione che per la maggior parte attraverserà la soglia dal secondo al terzo millennio. Invenzioni di ogni tipo continueranno a succedersi. Dovrete mantenere il vostro sangue freddo e non titubare nella vostra vita, ma gestirla. Nessuna innovazione deve abbagliarvi e far dimenticare il vecchio e sempre nuovo fatto che noi, come svizzeri e contemporanei, dobbiamo vivere l‘uno per l‘altro, in modo da preservare la dignità dell‘essere umano. Anche se tutto il lavoro umano rimane frammentario, la no-stra Confederazione concede ai suoi cittadini il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni. Non solo ci impone il dovere di pagare le tasse e di prestare servizio militare. Lo Stato conta anche sulla vostra collaborazione e partecipazione, affinché sia possibile formare una comunità in cui ci aiutiamo volentieri l’un l’altro. Come costruttori, discutiamo e decidiamo apertamente tra di noi come completare nel migliore dei modi la Casa Svizzera a livello comunale, cantonale e federale. Benvenuti nel nostro cantiere comune!»          •

1  Freitag, Markus; Bundi, Pirmin; Flick Witzig, Martina. Milizarbeit in der Schweiz. Basilea 2019
2  Freitag. Milizarbeit, pag. 23
3  Costituzione federale della Confederazione svizzera
4  Keller, citato secondo Freitag. Milizarbeit, pag. 25
5  Milizarbeit in Zahlen. In: Freitag, Milizarbeit, pag. 32s.

Esercito di milizia e volontariato

rr. Storicamente, il termine deriva dal campo militare (vedi anche Discorso libero no 3, settembre 2019). Il servizio militare nell’esercito della milizia svizzera non si basa sul servizio volontario, ma sul dovere di ogni cittadino di difendere il proprio Paese. Ciò è ancora sancito dalla Costituzione federale, che definisce l’esercito svizzero e il dovere di servizio come segue:

«Articolo 58 paragrafo 1: La Svizzera ha un esercito. L’esercito svizzero è organizzato fondamentalmente secondo il principio di milizia.

Paragrafo 2: L’esercito serve a prevenire la guerra e contribuisce a preservare la pace; difende il Paese e ne protegge la popolazione. […]

Art. 59 paragrafo 1: Gli uomini svizzeri sono obbligati al servizio militare. La legge prevede un servizio civile sostitutivo.»1

Oggi questo dovere è spesso confuso con la costrizione a servire. Le generazioni precedenti hanno dato per scontato il lavoro di milizia dell’Esercito svizzero e hanno prestato servizio nell’esercito di milizia in modo altrettanto naturale. Erano consapevoli dell’importanza del loro lavoro per il Paese e della loro libertà, e non volevano delegare la difesa del paese a un esercito professionista, cioè a una casta militare. Stando al nocciolo della que-stione, si tratta del concetto di unità tra cittadino e soldato, cioè dell’idea di un esercito popolare, già ammirata dal famoso filosofo dell’Illuminismo, il ginevrino Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). L’esercito di milizia è un principio illuminista ed è indispensabile per lo Stato repubblicano libero. La prima co-stituzione democratica della Svizzera, la Costituzione elvetica del 1798, sancisce nell’articolo 25: «Ogni cittadino è un soldato nativo della patria».2
Queste basi civiche devono essere di-scusse più spesso, soprattutto in vista delle sempre più drastiche misure di smantellamento dell’esercito di milizia svizzero.

Milizia in ambito politico

Nell’area geografica dell’attuale Svizzera, nel tardo Medioevo la politica e l’esercito erano talmente intrecciati tra di loro che il principio della milizia veniva applicato anche in ambito politico. Secondo il politologo Alois Riklin, le cellule originarie di questo sistema di milizia politica – oltre al servizio militare – erano la Landsgemeinde e il terreno agricolo comune.3 In molti Cantoni svizzeri, le cooperative esistevano fin dall’Alto Medioevo come collettivi di lavoratori o di proprietari. L’assunzione di cariche di tali corporazioni, ad esempio per regolare l’uso di beni comuni, era una cosa ovvia, anzi una necessità. Quindi non si parlava di «volontarietà», l’istituzione e il mantenimento di «opere comuni» erano ovvie e richiedevano un impegno da parte di tutti per il bene comune. In molte cariche di milizia questo «dovere ufficiale» non c’è più, fortunatamente però in molti settori l’impegno necessario non scarseggia ancora troppo. Un gran numero di cittadini svizzeri assume ancora una carica di milizia, come dimostra l’ultimo studio citato nell’articolo soprastante.

Costituzione federale della Confederazione Svizzera
2 Costituzione della Repubblica elvetica del 12. April 1798 in: Kölz, Alfred (Hg.). Quellenbuch zur neueren schweizerischen Verfassungsgeschichte. 1992, S. 133
3  Riklin, Alois. Die Schweizerische Staatsidee. In: «Zeitschrift für Schweizerisches Recht». Nr. 191, Basilea 1982, S. 217–246

 

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