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Germania: una sola donna al comando

Al potere ormai da quindici anni, la cancelliera Merkel mira probabilmente a prorogare la sua permanenza alla testa del governo tedesco di almeno altrettanti. È questa la conclusione più logica da trarre dal modo imperioso con cui ha tolto di mezzo Annegret Kramp-Karrenbauer, che tutti consideravano destinata a succederle.
Il pretesto per dimostrare al mondo intero che padrona della situazione è ancora lei, le è stato offerto su un piatto d’argento dall’intesa conclusa del suo partito (la CDU) con l’AfD («Alternative für Deutschland»: una formazione di destra considerata estremista) nel Land della Turingia. Per noi svizzeri, ri-spettosi fino all’eccesso delle sovranità cantonale, la cosa è difficilmente comprensibile, ma in altri paesi, dove tutti trovano normale che i dirigenti nazionali dei partiti «mettano il naso» anche in questioni regionali, ciò assume un altro significato. Sia come sia, il compito di «tirare le orecchie» alla CDU della Turingia sarebbe toccato semmai alla Kramp-Karrenbauer, in quanto presidente del partito. La Merkel non ha invece saputo resistere alla tentazione di dire la sua (nel caso specifico, di rivolgere una dura reprimenda agli «amici» di Erfurt e dintorni, rei di aver infranto il tabù di escludere qualunque contatto con l’«estrema destra»). Così facendo, la cancelliera ha però inferto il colpo di grazia alla già claudicante autorità della presidente, almeno nominale, del suo partito. La quale non ha quindi potuto fare altro che dare le dimissioni.
In un paese in cui, la presidenza del partito di maggioranza è solitamente abbinata alla carica di capo del governo, aveva già stupito non poco, appena un anno e qualche mese fa, la comunicazione della Merkel di «volersi» ritirare dalla presidenza del partito, pur rimanendo alla testa del Governo fino alle prossime elezioni, nell’autunno del 2021. Ora il «caso Turingia» le ha offerto l’occasione – come dovevasi dimostrare – di fare marcia indietro, «senza farsi prendere via», come si dice dalle nostre parti.
Intanto che nella CDU si stanno svolgendo le grandi manovre per decidere chi dovrà prendere il posto della sfortunata «presidente» dimissionaria, qualora si profilasse il pericolo della vittoria di un suo avversario, lei potrebbe sempre dire (o far dire qualche suo fiduciario) che in fondo lei non è mica morta, e che in caso di necessità il partito sa dove rivolgersi...
C’è da scommettere che se andasse davvero a finire così, nessuno se ne stupirebbe!

Franco Celio, Ambrì

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