«L’idea è di eliminare la Cina come rivale economico»

È tempo di cooperazione e di solidarietà internazionale

Intervista di Adrial Kasonata, Asia Times, con Alfred de Zayas*

Adrial Kasonata: Fukushima e Chernobyl hanno causato enormi danni internazionali, ma quando si sono verificati, il mondo ha mostrato solidarietà. Quando si parla di Wuhan, assistiamo a xenofobia e razzismo che non escono solo dalle bocche dei principali politici occidentali, ma che vengono lodati anche dai media mainstream.

Prof. Alfred de Zayas: Il denaro governa il mondo. E moltissimi cittadini degli USA, del Canada, della Gran Bretagna, Francia e Germania non provano simpatia per la Cina – a causa del suo successo economico. L’idea è quella di eliminare la Cina come rivale economico, di «colonizzare» la Cina e far lavorare l’industria cinese per l’Occidente, proprio come ai tempi delle guerre dell’oppio nel XIX secolo. Razzismo e xenofobia sono presenti tra i politici e i media. Non sono la fonte del problema – ma uno strumento utile per demonizzare la Cina.

È valido ai sensi del diritto internazionale il piano di citare in giudizio la Cina per trilioni di dollari? È vero che la Cina ha violato il Regolamento sanitario internazionale del 2005?
Il piano non ha alcuna giustificazione né secondo il diritto internazionale né secondo i fatti. La Cina non ha commesso nulla di illecito. Un osservatore imparziale potrebbe pensare che la Cina all’inizio dei casi di polmonite a Wuhan sia stata forse troppo prudente – cercando di evitare il panico, indagando, chiedendo aiuto all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Col senno di poi, pensiamo che avrebbero potuto agire più rapidamente. Ma se il virus fosse scoppiato negli Stati Uniti, in Russia o in Egitto, avrebbero agito più rapidamente questi paesi?
  
Il Regolamento sanitario internazionale [RSI] dell’OMS fornisce un utile quadro di riferimento per la cooperazione internazionale nella condivisione delle informazioni e nell’adozione di azioni coordinate contro le pandemie. È costituito di 66 articoli e nove allegati. Attualmente ne fanno parte 196 Stati. Il RSI non è una convenzione con disposizioni in materia di responsabilità e certamente non è una «responsabilità illimitata». Non prevede neppure nessun tipo di «punizione». Se ci fosse stata una «responsabilità oggettiva» legata alla velocità con cui è stato lanciato l’allarme, nessun paese avrebbe firmato la convenzione, tanto meno gli Stati Uniti.

È responsabile delle conseguenze devastanti di Covid-19 la Cina?
No. La Cina è vittima della pandemia come tutte gli altri. Anche se la Cina è stata il primo paese a dare l’allarme, non è certo che il virus abbia avuto origine a Wuhan, dato che ci sono state numerose segnalazioni che il virus è già comparso altrove. Le indagini sono in corso e stiamo apprendendo di più sulla sua origine e sul perché è diventato così contagioso.
  
Questo è il momento della cooperazione e della solidarietà internazionale. Non è il momento di attribuire colpe o di intraprendere costosi e inutili litigi che non fanno altro che sviare l’attenzione.
  
Ovviamente i funzionari cinesi hanno avuto bisogno di tempo per monitorare l’epidemia di polmonite, studiarne lo sviluppo, identificare il nuovo virus e valutare la minaccia per la Cina e il mondo. A dicembre hanno informato l’OMS e quest’ultima ha inviato i suoi agenti in Cina. Per quanto posso giudicare, il Regolamento sanitario internazionale è stato rispettato. Forse avremmo preferito un’identificazione più precoce del virus – ma col senno di poi sappiamo sempre di più.
  
Tutti i governi responsabili devono di-sporre di piani di emergenza per rispondere a eventi imprevisti come eruzioni vulcaniche, terremoti, tsunami, uragani, ma anche pandemie. Se gli Stati Uniti non avessero ritirato i finanziamenti degli ospedali e delle infrastrutture sanitarie, se il motivo del profitto non avesse portato alla privatizzazione di gran parte del loro settore sanitario, saremmo stati meglio preparati.
  
Il problema sta nelle priorità sbagliate – il Congresso degli Stati Uniti ha dato la priorità ai militari e ha approvato un esercito da mille miliardi di dollari. Abbiamo anche un «programma di sorveglianza di massa» globale rivelatoci dall’ex agente della CIA Edward Snowden (si legga il suo libro «Permanent Record», 2019).
  
Tutto questo denaro avrebbe potuto essere utilizzato per la ricerca e lo sviluppo del settore sanitario – per combattere le malattie, sviluppare vaccini, costruire apparecchi re-spiratori migliori, ecc. La politica degli Stati Uniti avrebbe dovuto concentrarsi sulla prevenzione e la preparazione – invece di farsi prendere dal panico al verificarsi di un’emergenza.
  
Purtroppo, gli Stati Uniti hanno una cultura del «ti denuncio» che serve al desiderio infantile di «punire» i «cattivi» e strumentalizzare la legge contro gli altri – invece di vedere la legge come un dovere condiviso per una cooperazione costruttiva.
  
La disposizione pertinente del Regolamento sanitario internazionale è l’articolo 56 sulla risoluzione delle controversie dinanzi all’Assemblea sanitaria dell’OMS. Ma nel 2005 gli Stati Uniti non hanno nemmeno voluto prendere in considerazione una responsabilità potenziale. In una delle loro riserve, gli Stati Uniti hanno chiarito che «le disposizioni del RSI non creano diritti privati applicabili legalmente».
  
Tuttavia, in questo contesto, sembra ragionevole che gli Stati membri discutano se le sanzioni imposte dagli Stati Uniti a Cuba, Iran, Nicaragua, Sudan, Siria, Venezuela, ecc. non abbiano indebolito in modo significativo la capacità di questi Paesi di combattere efficacemente Covid-19 e se l’Assemblea della Sanità non debba invitare gli Stati Uniti a revocare le sanzioni almeno durante la pandemia, in quanto le sanzioni violano chiaramente lo spirito e la lettera dell’articolo 44 del RSI.

Come immagina il mondo dopo Covid-19? Cosa dobbiamo fare «noi» e «altri» per trarre le giuste conclusioni da questa tragedia comune per fare di questo globo un posto migliore per le generazioni future?
O collaboriamo o affondiamo assieme.
  
Il mondo dopo Covid-19 non può e non deve tornare al «business as usual». Serve un cambiamento di paradigma che ci allontani dal neoliberismo, che è stato un fattore importante del perché così tanti Paesi non sono stati pronti a combattere la pandemia. Abbiamo bisogno di un autentico impegno per la risoluzione pacifica delle controversie, per il multilateralismo piuttosto che per l’unilateralismo.      •


Fonti: asiatimes.com/2020/05/achieving-an-equitable-world-order/ del 19.5.2020 (estratti) e asiatimes.com/2020/05/road-to-recovery-no-time-for-blaming-others/ del 20.5.2020 (estratti)

* Alfred de Zayas, professore di diritto internazionale, ex segretario del Comitato per i diritti umani dell›ONU ed esperto indipendente dell›ONU per la promozione di un ordine internazionale democratico e giusto dal 2012 al 2018.

(Traduzione Discorso libero)

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