Perché la digitalizzazione nelle scuole e nelle aule scolastiche deve essere gestita con estrema prudenza

di Ewald Wetekamp, Gruppo di lavoro Scuola e formazione nel Baden-Württemberg

Senza la crisi del coronavirus e il contenimento imposto ovunque, l’industria informatica avrebbe dovuto inventare qualcosa di simile per ottenere una tale spinta per le sue «visioni» di una società digitale e soprattutto di una scuola «digitale». Ora l’industria informatica vuole sfruttare questa manna caduta dal cielo per prendere posizione irrevocabilmente in tutti i rapporti umani della vita quotidiana. Tuttavia, ad oggi, non vi sono prove che l’apprendimento possa essere realizzato in modalità digitale. In effetti, questa digitalizzazione nei tempi a venire cambierà radicalmente l’immagine dell’individuo. Attualmente stiamo assistendo alla trasformazione dell’individuo, concepito come un essere sociale orientato verso gli altri, che si evolve in organizzazioni sociali benevoli come la famiglia, la scuola, il comune e lo Stato (almeno in una democrazia sviluppata) che lo incoraggiano a collaborare verso un obiettivo comune, assumendosi la sua parte di responsabilità – e la soddisfazione ad essa associata – in una direzione completamente diversa. Infatti, sotto la propagazione di una «nuova era», ci trasformiamo costantemente in meri «utenti», soprattutto dei nuovi media, diventando sempre più puri consumatori di dati di cui non conosciamo più gli autori, gli obiettivi e chi li controllano. Inoltre, tutto questo ci isola sempre più gli uni dagli altri, lasciandoci spesso soli nell’universo eterogeneo dell’«informazione».
  Degno della nostra massima attenzione, questione che riguarda principalmente genitori ed educatori, è quindi sapere se il processo di educazione e formazione, un tempo presente come filigrana nelle nostre istituzioni educative e rappresentato dalla scuola (caratterizzata da un alto livello di conoscenza e know-how) possa essere sostituito da strumenti digitali. Tuttavia, questo non sarà oggetto delle nostre attuali riflessioni. Desideriamo piuttosto presentare e analizzare ciò che da anni è stato introdotto nelle nostre aule per valutarlo dal punto di vista pedagogico.

L’integrità del corpo e quindi, in misura molto maggiore, il diritto alla vita è un diritto fondamentale indispensabile. Negare questo diritto provocherebbe indignazione e grande opposizione. Tutti sanno infatti che se un simile diritto fondamentale non fosse più garantito, la vita e l’incolumità di tutti ne risentirebbero profondamente.

Un grave errore di giudizio dalle conseguenze imprevedibili

L’integrità della vita privata dell’individuo1 è un altro diritto fondamentale, non inferiore a quelli menzionati sopra. Tuttavia, se questo diritto viene violato, l’opposizione e l’indignazione spesso non sono così violente come quando ci si trova di fronte a violazioni del corpo e della vita. Perché? Perché la lesione del corpo e le sue conseguenze sono direttamente visibili e quindi nella maggior parte dei casi difficilmente trascurabili. La violazione della vita privata, invece, è un processo lento, spesso facilitato dal fatto che un numero considerevole di persone pensa di non avere nulla da nascondere, poiché la violazione della propria vita privata o, in altre parole, della propria sfera intima non costituisce una grave intrusione.
  Si tratta, tuttavia, di un grave errore di giudizio con conseguenze imprevedibili.

È davvero sicuro l’usodi terminali digitali?

La violazione della vita privata si manifesta in modo subdolo. Li conosciamo tutti, quei piccoli «ausili» che amiamo tanto nella vita di tutti i giorni e che consideriamo indispensabili durante tutto il giorno sotto forma di «smartphone», che in poco più di un decennio hanno ottenuto un trionfo mondiale.2 Essi costituiscono oggi una parte importante dell’equipaggiamento di base delle giovani generazioni, che spesso non vogliono più farne a meno nemmeno di notte, per qualsiasi motivo.3
  Il fatto che i dati più personali siano così consegnati senza alcuna resistenza all’«aspirapolvere dei dati», rappresentato dal fenomeno Big data4, non è più motivo di preoccupazione: profili di movimento, contatti sociali, peer network, visite a siti web, preferenze di ogni tipo, che si tratti di tempo libero, musica, film o anche opinioni politiche, consigli sulla salute, la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e le attività sportive (la cui valutazione può poi essere utilizzata come parametro per determinare i contributi delle assicurazioni malattia), vengono registrati, soprattutto a favore degli «interessati», lasciati indelebilmente nel data cloud di un’entità apparentemente anonima.

Le condizioni di utilizzo senza riserve non sono garantite

Finché gli strumenti digitali rimangono strumenti, padroneggiati da chi li usa correttamente e professionalmente, c’è poco da ridire. Finché lo strumento digitale non conduce una vita sempre più autonoma, in parte determinata da altri, finché l’uso dello strumento digitale serve l’interesse dell’utente lasciando intatti il suo spazio di lavoro e la sua vita privata, tutto andrà bene. Con l’eccezione che l’uso sfrenato della tecnologia digitale mette in pericolo la salute. Anche in questo caso sarebbe necessaria un’ulteriore riflessione.

Di fronte alla crisi, la richiesta di digitalizzazione sta diventando una questione di principio sempre più intensa

Non possiamo ignorare il fatto che la digitalizzazione, con tutti i suoi effetti collaterali più o meno nascosti, ha iniziato una marcia trionfale nel settore industriale, economico e in altri settori. Questo non sempre funziona a nostro favore. Anche il fatto che con la crisi da coronavirus, la richiesta di un’educazione digitalizzata ha trovato un amplificatore virale non possiamo dimenticarlo.5 Tuttavia, questo processo era già in corso da anni. Allo stesso tempo, per quanto riguarda le trasformazioni nell’insegnamento, è importante che la personalità dello studente possa rimanere intatta, in uno spazio protetto ben ponderato, soprattutto nell’ambito della sua vita privata. Ogni «Land» tedesco lo garantisce con la sua costituzione e il suo relativo mandato educativo. A tal riguardo la gente ha ragione ad avere fiducia, che però non si deve mettere in gioco.
  Ma cosa succede se gli strumenti digitali, indubbiamente utili, non sono all’altezza di questa fiducia? Cosa succede se anche il miglior amministratore non riesce ad impedire anche la minima fuga di dati personali sensibili? E se la digitalizzazione delle scuole e dell’istruzione fosse in realtà un attacco all’integrità degli studenti e, oltre questo, delle loro famiglie?

In che consiste realmente la capacità dei dispositivi terminali?

Basta guardare con quali terminali digitali la scuola è solitamente dotata e a quali server e reti questi dispositivi sono collegati. I computer e l’internet si utilizzano da tempo. Ci sono poi diari digitali, smartboard, tablet e smartphone collegati alla rete. Non bisogna dimenticare la quantità di software didattico sviluppata dalle aziende informatiche interessate, che viene spesso presentata in occasione di conferenze delle associazioni di insegnanti in workshop di formazione.

Il diario di classe digitale

Prendiamo, ad esempio, il diario digitale di classe, che ha radicalmente sostituito il tradizionale diario di classe sotto forma di quaderno. Contiene i nomi, gli indirizzi e le foto di tutti gli alunni. Affinché gli insegnanti di una classe possano possedere più rapidamente tutte le informazioni «necessarie» sugli alunni e sulla classe, queste vengono memorizzate in forma digitale. Gli insegnanti possono informarsi con un clic del mouse quale studente è assente, quando devono fare un test, quale studente è in ritardo, quale studente non ha portato il materiale o i compiti, quali promemoria o rimproveri gli sono stati inviati, quali voti sono stati assegnati in quali materie e per quale motivo le varie conferenze scolastiche hanno adottato determinate misure. In una intranet interna, tutto questo non è sicuro. Secondo i vari fornitori, il computer che gestisce questi dati si trova, ad esempio, a Vienna. Perché? Su quali basi reali genitori, studenti e insegnanti possono fidarsi del fornitore? Il riferimento alla sicurezza dei dati del sistema spesso non ispira fiducia.
  Gli alunni e i genitori hanno una password per accedere all’area personalizzata del diario di classe digitale da casa loro, il che consente anche il controllo digitale dell’esercizio della responsabilità educativa da parte di genitori e tutori.

Il software di apprendimento

Diamo un’occhiata al software didattico. L’associazione degli insegnanti VBE organizza ogni anno a Lipsia la «Giornata degli insegnanti tedeschi». Questo evento si svolge in concomitanza con la fiera del libro «Leipzig liest» nel quartiere fieristico. Di solito è frequentato in media da circa 500-700 insegnanti. Oltre all’intervento dell’oratore principale, nel pomeriggio si svolgono numerosi workshop. Qualche anno fa, il professor Manfred Spitzer ha tenuto la relazione principale. Ha affrontato il tema del pro e del contro dell’uso degli strumenti digitali in classe, sollevando la questione di come l’uso frequente di questi strumenti digitali influisca sulla psiche e sulla mente. La sua conclusione è stata inequivocabile: egli stesso non permette ai suoi figli di usare questi terminali digitali prima dei 16 anni. Su questo punto, il rinomato psicologo era in completo accordo con gli sviluppatori digitali della Silicon Valley che tengono i loro figli lontani da questi dispositivi, infatti i loro figli frequentano scuole che non li usano. Sono quindi professionalmente consapevoli che questi dispositivi hanno un notevole potenziale di dipendenza e che l’educazione, nel senso più profondo del termine, è soprattutto un processo relazionale che richiede la guida di un educatore esperto e affidabile. Il professor Spitzer è stato più volte applaudito per le sue affermazioni, in piena conformità con le convinzioni dei pedagogisti presenti.
  Il programma pomeridiano della Giornata degli insegnanti è quindi in assoluto contrasto con le spiegazioni scientifiche della mattina. Si trattava quasi esclusivamente di offerte per digitalizzare l’aula e le lezioni. Una di queste offerte ha mostrato agli insegnanti presenti l’uso di fogli di lavoro speciali che ogni insegnante può concepire per la propria materia. Inviate per il tramite dei computer ai loro studenti, questi lavorano a casa su questi fogli e li rimandano all’insegnante. L’insegnante ha quindi tutti i lavori degli studenti sul suo computer, pronti per la valutazione. Con stupore di molti dei partecipanti al work-shop, non solo i risultati si prestano così alla verifica, ma il software6 è anche in grado di registrare il tempo trascorso dallo studente sul suo lavoro, la velocità con cui ha lavorato, la frequenza delle pause e la quantità di correzioni. Immaginate che tutti questi dati vengono utilizzati per valutare la qualità del lavoro, e poi immaginate che tutti questi dati, insieme a tutti gli altri dati raccolti durante la singola giornata di scuola, vengono spostati in un cloud digitale fornito da aziende esterne che poi hanno tutti questi dati sugli studenti e possono utilizzarli a proprio vantaggio. L’esperto di computer di questo work-shop ha spiegato agli insegnanti, per lo più stupefatti, che questo software, utilizzato in classe e valutato dai programmi, è in grado di valutare le prestazioni degli studenti in modo molto accurato, in modo che si potrebbero tralasciare i test in classe. Gli esperti del settore IT riferiscono di simili esperienze nella valutazione dei dati per le grandi aziende di Big data. Le loro valutazioni sono utilizzate, tra l’altro, per fare previsioni abbastanza precise sulle future decisioni e azioni individuali in campo economico, culturale e politico.
  Secondo gli esperti, ciò potrebbe rendere superflue le elezioni, dato che gli algoritmi conoscono da tempo il loro risultato.

Qual è lo scopo di una valutazione nel corso della preparazione professionale?

In tutti i tipi di scuole, è pratica comune preparare gli studenti della terza media a scegliere una futura professione. A tal fine vengono effettuate valutazioni per le quali devono essere formati insegnanti di diverse scuole. Ciò comporta un enorme dispendio di tempo e denaro. Questi corsi di formazione sono finanziati dalla «Bundesagentur für Arbeit» (Agenzia federale del lavoro), da molte istituzioni indipendenti e da alcune aziende. Come si ottengono i risultati è un altro tema (astinenza dall’empatia). In questo settore vengono preparati rapporti dettagliati sulla capacità di cooperazione, la creatività, la resistenza e la perseveranza degli individui, la cultura generale, la capacità matematica, la capacità di concentrazione, la capacità di combinare, la percezione di sé e degli altri e molto altro ancora. Tutto questo può essere fatto anche da persone esterne alla scuola, perché si tratta solo di osservare, contare e raccogliere, senza empatia. Tutti questi rilevamenti li effettuano gli studenti stessi al computer con l’ausilio di appositi programmi, oppure gli osservatori che inseriscono i dati nel computer e li inviano ad un computer centrale per la valutazione. Questa valutazione dura una settimana. Durante questo periodo i corsi regolari vengono annullati, o rispettivamente devono essere recuperati. Quindi l’impegno è enorme. La questione del beneficio per la scuola e per gli studenti è controversa. Qual’è lo scopo di un tale dispendio di forze? Chi è interessato ai dati, perché e a che scopo?

Cosa dovete sapere

La raccolta digitale dei dati personali per creare un profilo della personalità individuale, che né i genitori, né gli studenti, né gli insegnanti hanno ordinato, è un attacco na-scosto e sistematico all’integrità della persona, un attacco a un diritto fondamentale e quindi, essendo la nostra scuola una scuola democratica, un attacco alla costituzione della nostra scuola. Ma non sono solo le scuole a dover essere trasformate digitalmente, ma la società nel suo complesso, anzi la democrazia come tale. Yvonne Hofstetter7 un’avvocatessa che conosce queste piovre dall’interno, ha dedicato loro uno dei suoi libri. Si intitola «Das Ende der Demokratie. Wie die künstliche Intelligenz die Politik übernimmt und uns entmündigt» (La fine della democrazia. Come l‘intelligenza artificiale prende il sopravvento sulla politica e ci priva della nostra responsabilità). La conoscenza dell‘approccio strategico delle aziende specializzate in grandi serie di dati è assolutamente necessario. Tuttavia, è altrettanto necessario riflettere sulle basi della nostra vita comunitaria. È il compito di ognuno di noi e può essere realizzato in famiglia, sul posto di lavoro, nella società, secondo la nostra responsabilità individuale e collettiva di cittadini. Una tale riflessione è necessaria.  •


1  Il grado di intimità individuale e familiare garantisce, tra l’altro, lo sviluppo della personalità verso un progetto di vita di successo come membro attivo della famiglia umana. In un certo senso, questa vita privata deve essere garantita anche nelle istituzioni pubbliche di istruzione e formazione. Altrimenti è impossibile stabilire relazioni durature e significative. I media della rivelazione totale impediscono questo e spingono molte persone nell’isolamento sociale.
2  Il JIM, lo Studio sull’uso dei media dei giovani, ha rivelato nel 1998 la mancanza di un’indagine sugli smartphone. Con l’introduzione dell’iPhone nel 2007 è iniziata la marcia trionfale degli apparecchi digitali. Nel 2011 il 26% dei giovani aveva già uno smartphone, nel 2016 furono il 92%.
3  Si noti qui che i social media sono concepiti per rendere l‘utente dipendente. Peter Hensinger sottolinea che «[...] gli smartphone sono deliberatamente programmati per la dipendenza. I social media e i produttori di internet lo hanno annunciato l’anno scorso in un supplemento speciale del ‹New York Times› e si sono scusati.» in A Hensinger, Peter. «Was macht die geplante Schulreform mit unseren Kindern», relazione tenuta in occasione di un evento per Elterninitiative Schule-Bildung-Zukunft (Iniziativa dei genitori Scuola-Educazione-Futuro), Stoccarda, 09/02/19, pag. 4.
4  «Big Data» significa: tutto ciò che il singolo utente comunica in rete, ogni click su Google, ogni voce su Facebook, viene memorizzato per creare profili personali – i gemelli digitali. E il commercio con loro per scopi pubblicitari, per manipolare e controllare l’opinione, [...] il commercio con i gemelli digitali [è] un business da miliardi di dollari», ibidem. pag. 2.
5  https://www1.wdr.de/daserste/hartaberfair/videos/video-kinder-und-eltern-zuletzt-scheitern-schulen-an-corona-102.html. Il programma «Hart aber fair» con il presentatore Plasberg è stata una pura campagna di propaganda per la digitalizzazione nelle scuole – con Covid-19 come una sorta di 11 settembre, per così dire, assieme alle accuse contro gli insegnanti. Non ci sono sfumature critiche sulla digitalizzazione. Una donna relativamente giovane e dinamica, membro di un’associazione chiamata «Digitalizzazione per tutti», che ha potuto commentare in dettaglio la seconda parte del programma, è stata sollecitata dalla presentatrice, di modo che tutti i partecipanti al programma si sono uniti a lei, anche la signora Eisenmann, ministra dell’istruzione del Baden-Württemberg.
6  «I capi della Bertelsmann Jörg Dräger e Ralph Müller-Eiselt scrivono che il software Knewton vaglia tutti coloro che utilizzano il programma di apprendimento. Il software osserva e memorizza meticolosamente ciò che uno studente impara, come e a quale ritmo. Ogni reazione dell’utente, ogni click sul mouse e pressione su un tasto, ogni risposta corretta ed errata, ogni pagina visualizzata e ogni interruzione vengono registrati›», in: Hensinger, op. cit.
7  Yvonne Hofstetter, nata nel 1966, avvocatessa, ha iniziato la sua carriera nel 1999 in aziende internazionali leader nel settore dell’informatica e della difesa. Dal 2009 al 2019 è stata amministratrice delegata di Teramark Technologies GmbH, azienda specializzata nella valutazione intelligente di grandi set di dati. Oggi è attiva soprattutto come pubblicista e docente sul tema della digitalizzazione. Nel 2014 ha pubblicato «Sanno tutto», seguito da «La fine della democrazia» nel 2016 – entrambi i libri sono diventati bestseller. Nel 2018 ha ricevuto il 53° Premio Theodor Heuss e nel 2019 è stata nominata membro della Commissione Chatham House per la democrazia e la tecnologia in Europa.

(Traduzione Discorso libero)

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