La pace richiede il riconoscimento di pari diritti e giustizia per tutti – anche in Palestina

del Prof. Hans Köchler, Presidente dell’International Progress Organization*

Poche settimane fa il mondo ha celebrato il 75° anniversario della fondazione delle Nazioni Unite. Si resta disillusi nel constatare come oggi, in questa occasione, una delle prime pietre miliari nella storia dell’organizzazione mondiale, la risoluzione 181(II) dell’Assemblea Generale sulla creazione di due Stati in Palestina, non è ancora stata attuata. Mentre l’Organizzazione commemora solennemente – come ogni anno dal 1977 – l’adozione di questa risoluzione il 29 novembre 1947, la situazione del popolo palestinese continua a peggiorare. E’ davvero sconfortante notare che nel caso della Palestina la comunità internazionale, durante tutti questi decenni, non sia stata all’altezza di far rispettare l’obbligo della Carta delle Nazioni Unite di «creare le condizioni secondo cui la giustizia e il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e da altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti» (Preambolo).
  Quest’anno, come negli anni precedenti, sono stati creati dalla potenza occupante in Palestina nuovi fatti compiuti, il che rischia di compromettere ulteriormente una solu- zione giusta e pacifica. La situazione è molto più grave di un anno fa.
  Ciò risulta particolarmente evidente dal proseguimento della politica di insediamenti illegali da parte di Israele. Vorrei richiamare la vostra attenzione sulla recente dichiarazione rilasciata a Gerusalemme dall’inviato speciale dell’ONU per il processo di pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, che ha affermato in modo chiaro e conciso: «La costruzione di insediamenti secondo il diritto internazionale è illegale», e ha invitato le autorità di revocare tali azioni (16 novembre 2020).
  Altrettanto preoccupanti sono i passi uni- laterali compiuti nel corso di quest’anno per deviare il processo di pace dal percorso tracciato dalle Nazioni Unite. Un piano di pace annunciato il 28 gennaio 2020, definito dai suoi autori «Dalla pace alla prosperità» (From Peace to Prosperity), trascura completamente il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e, se attuato, legitti- merebbe l’annessione su larga scala del territorio palestinese. Secondo le parole del segretario generale dell’Onu António Guterrez, sarebbe una «gravissima violazione del diritto internazionale» e «danneggerebbe gravemente la prospettiva di una soluzione a due Stati». In linea di principio, un conflitto o una controversia tra due parti non può mai essere risolto se una delle parti è esclusa dalle trattative. Una soluzione basata sull’imposizione non sarà solo ingiusta, ma neanche duratura.
  Inoltre, i «trattati di pace» tra la potenza occupante e gli altri Paesi della regione, noti come «accordi di Abramo»1, non serviranno alla causa della pace, a meno che non inclu- dano un impegno chiaro e inequivocabile da parte di tutti i firmatari per una giusta solu- zione della questione palestinese e di Gerusalemme. In assenza di tale soluzione, i trattati contraddicono anche l’Iniziativa di pace araba del 2002.
  L’International Progress Organization, in linea con molte organizzazioni della società civile di tutto il mondo, sostiene l‘appello del Presidente Mahmoud Abbas per la convocazione di una conferenza internazionale sulla Palestina e accoglie con soddisfazione la recente risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in questo senso («Peaceful settlement of the Palestine question», 2 dicembre 2020).
  Concludendo: in base al diritto internazio- nale, qualsiasi appropriazione di territorio con l’uso della forza è severamente vietata. La pace può essere ripristinata in Palestina solo sulla base dell’uguaglianza dei diritti e della giustizia per tutte le comunità, che include il rispetto del diritto inalienabile all’autodeterminazione. La Palestina può davvero essere un paese libero, indipendente e prospero se tutte le parti coinvolte riconoscono che il mantenimento dello status quo non è un’alternativa, ma rappresenta il rischio più grande per una pace sostenibile.   •



* Il testo riproduce la dichiarazione rilasciata dal Prof. Hans Köchler il 10 dicembre 2020 presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Vienna in occasione dell’annuale celebrazione della Giornata interna- zionale della solidarietà con il popolo palestinese, organizzata dal «Comitato per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese» in conformità alla risoluzione 32/40 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
 

1 «Trattato di pace, relazioni diplomatiche e piena normalizzazione tra gli Emirati Arabi Uniti e lo Stato di Israele». Il trattato è stato firmato il 15 settembre 2020 davanti alla Casa Bianca a Washington D.C. dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dal Ministro degli Esteri degli Emirati Abdullah bin Zayid Al Nahyan alla presenza del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il Regno del Bahrain ha firmato un trattato simile, noto anche come «Accordo di Abramo», durante la stessa cerimonia. (Nota della redazione)

Fonte:  http://i-p-o.org/UN-Palestine-Speech-Koechler-10December2020.pdf

(Traduzione Discorso libero)

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